La Resistenza a Volpiano

Questo sito raccoglie, in forma sintetica ma documentata, le principali vicende della Resistenza a Volpiano. Il racconto è costruito in larga misura sulla base dei capitoli del libro di Francesco Goia Volpiano dal fascismo alla democrazia, e ogni richiamo alla fonte è indicato nel testo con il riferimento al capitolo, così da poter collegare direttamente il passaggio narrato al documento conservato nella sezione Documenti e Immagini.

Quando l’Italia entra in guerra il 10 giugno 1940, anche Volpiano viene coinvolta nella mobilitazione fascista. Le delibere del podestà mostrano l’inserimento del paese nella macchina bellica, mentre le testimonianze locali restituiscono un clima tutt’altro che entusiasta, segnato piuttosto da inquietudine e timore (Capitolo 2).

Il legame con Torino è decisivo. I bombardamenti sulla città industriale trasformano anche Volpiano, che accoglie un gran numero di sfollati, ospitati nelle case private, nella “fabbrichetta” di via Trento e in locali messi a disposizione dalla parrocchia. La guerra entra così nella vita quotidiana del paese, nelle scuole, nelle famiglie, nei ritmi del lavoro e nei rapporti sociali (Capitolo 8).

Il 25 luglio 1943, con la caduta di Mussolini, anche a Volpiano si manifestano scene di giubilo e riaffiora un antifascismo rimasto a lungo sommerso. Secondo le testimonianze raccolte, il rancore popolare colpisce soprattutto coloro che avevano gestito gli ammassi, le requisizioni e gli abusi del regime, alimentando tensioni che si ripresenteranno nel pieno della guerra civile. (Capitolo 3).

L’8 settembre 1943 segna la rottura definitiva: lo Stato si dissolve, i soldati vengono lasciati senza ordini, i tedeschi occupano il territorio, nasce la Repubblica Sociale Italiana e l’Italia si spezza in due. In questo contesto molti militari volpianesi vengono catturati e deportati come Internati Militari Italiani, scegliendo in larga maggioranza di non continuare a combattere con i tedeschi o con Salò. (Capitolo 3 e Capitolo 5).

Nello stesso tempo si sviluppa una Resistenza non ancora pienamente armata ma già concreta: famiglie e singoli aiutano i prigionieri alleati in fuga, nascondono sbandati, danno rifugio e viveri, partecipando a quel “popolo senza fucile” che rende possibile la tenuta morale e materiale della lotta di liberazione (Capitolo 7).

A partire dall’autunno 1943 prende forma nel territorio la Brigata Garibaldina Spartaco II, con una presenza significativa fra Volpiano, Vauda, zona dell’autostrada, Lombardore e il basso Canavese. Nata come formazione di pianura, essa svolge compiti di collegamento, approvvigionamento, sabotaggio e supporto alle formazioni di montagna, radicandosi profondamente nel territorio. (Capitolo 15).

La risposta nazifascista si fa sempre più dura nel 1944. In paese si registrano requisizioni, rastrellamenti, intimidazioni e prese di ostaggi. Il 17 giugno 1944 i partigiani intervengono contro una requisizione di bestiame destinata alla Germania, mentre il 1° ottobre 1944 Volpiano viene investita da una vasta operazione repubblicana con rastrellamento della popolazione maschile e sequestro di ostaggi, fra cui don Gili (Capitolo 10).

Negli ultimi mesi del 1944 si installa a Volpiano un presidio del battaglione paracadutisti “Folgore”, acquartierato nell’ex caserma dei carabinieri e negli edifici scolastici di via Michele Bertetti. La presenza del presidio grava direttamente sulla comunità locale, che subisce requisizioni, violenze, saccheggi e soprusi, come nel caso della cascina Verdina. (Capitolo 11).

La primavera del 1945 vede il progressivo sfaldamento del sistema fascista ma anche un aumento della violenza. Nel marzo vengono fucilati partigiani catturati nella zona di Rivarolo e si registrano nuovi episodi repressivi. In questo clima cade anche Piero Cerutti, partigiano volpianese morto a Mauthausen, mentre la paura continua a dominare la vita del paese fino agli ultimissimi giorni della guerra. (Capitolo 13).

Dopo il 10 aprile 1945 le autorità della RSI abbandonano Volpiano. Il vuoto di potere viene colmato dal Comitato di Liberazione Nazionale locale, che si costituisce formalmente fra il 18 e il 21 aprile, assume il controllo civile e militare del territorio il 25 aprile, occupa i locali comunali, mobilita le SAP e organizza i primi interventi di ordine pubblico e assistenza sociale. La Liberazione coincide così non solo con la fine del dominio fascista, ma con il ritorno della politica e della democrazia nel paese. (Capitolo 14).

Le vicende di Volpiano mostrano con chiarezza la natura complessa della Resistenza: guerra di liberazione contro l’occupante tedesco, guerra civile fra italiani, ma anche trasformazione morale e sociale di una comunità intera. Accanto agli episodi di coraggio e solidarietà, le fonti restituiscono pure le tensioni interne, le vendette, gli eccessi e le ambiguità di una stagione drammatica, che proprio per questo merita di essere studiata senza retorica e senza rimozioni. (Capitolo 13 e Capitolo 15).